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Verde indoor nel basket

Amate l’“effetto giungla” indoor? Ci sono due modi per ottenerlo fra le mura domestiche.

venerdì 22 dicembre 2023

Amate l’“effetto giungla” indoor? Ci sono due modi per ottenerlo fra le mura domestiche: circondarvi di piante tropicali dalla crescita indomabile e dalle foglie enormi – consigliate solo se vivete in ampi spazi – oppure riempirvi di specie ugualmente esotiche, ma capaci di creare cascate di foglie che evochino quelle delle foreste amazzoniche. La seconda soluzione è indubbiamente più pratica perché rende bene anche in un monolocale: basta possedere una mensola o uno scaffale dove appoggiare il vaso o la ciotola, oppure agganciare al soffitto un basket o ancora attaccare alla parete una staffa per sorreggere il cestino. La cascata di rami fogliosi e, a volte, fioriti è facilissima da ottenere con piante “danzanti” reperibili nel vostro Centro di Giardinaggio: qui ve ne presentiamo cinque, più o meno conosciute.

Eschinanto, la pianta rossetto

È nota come “pianta rossetto” o lipstick, perché i piccoli fiori rossi tubulari ricordano proprio un tubetto di rossetto. D’altronde, il suo nome scientifico è quasi impossibile, Aeschynanthus marmoratus, e la traduzione italiana, eschinanto, è terribile. Sicuramente più memorizzabili sono le varietà, da ‘Twister’ a ‘Mona Lisa’ e ‘Rasta’, differenti per il fogliame. La specie, infatti, possiede belle foglie ovato-lanceolate, verde smeraldo, cuoiose, alterne sui lunghi rami (fino a 80 cm) che scendono, mentre le varietà possono sfoggiare foglie carnose o addirittura spiralate come le trecce rasta. Alle soglie dell’estate l’eschinanto produce una ricca fioritura di corolle rosse, arancioni o bordeaux che si prolunga fino all’inizio dell’autunno.

Tenetela a una normale temperatura domestica, in una stanza molto luminosa ma senza raggi diretti. Annaffiatela con moderazione e regolarità appena il terriccio si sta asciugando (ma in inverno solo quando è già quasi asciutto; piuttosto vaporizzatela con acqua decalcificata) e, da aprile a settembre, concimatela con un prodotto liquido per piante da fiore ogni 10 giorni, se volete che rifiorisca. Il lieto evento si verifica se la pianta “sta stretta”: rinvasatela (in marzo) solo quando ha riempito tutto il vaso; utilizzate un mix di metà terriccio per piante verdi e metà torba, e sul fondo del basket mettete 2 cm di argilla espansa.

Falangio o nastrino dalle lunghe foglie

Lo chiamano “falangio” (perché il fogliame ricorda tante lunghe dita) o “nastrino” (le foglie sono lunghi nastri), perché “clorofito” è ben poco memorizzabile: è l’italianizzazione del nome scientifico Chlorophytum comosum. Viene dal Sud Africa e, a differenza di altre piante indoor, sopporta anche temperature di 2-3 °C: all’occorrenza, in posizione molto riparata e soleggiata, in Pianura Padana può svernare anche in esterni. È molto amato e conosciuto per l’elegante fogliame danzante a cascata, nastriforme, verde striato di bianco o crema. E dà soddisfazione perché ogni anno fiorisce, all’estremità di lunghi tralci volanti, sebbene i fiori siano bianchi e piccoli. E da questi tralci fiorali nascono nuove piantine, che attecchiscono molto facilmente in acqua o in terra. Attenzione: le foglie sono assai gradite al gatto di casa: è commestibile, ma se non lo mettete fuori portata, il micio strazierà le lamine e farà cadere il vaso…

A prova di principiante: sta ovunque ci sia molta luce, anche in pieno sole, con poca acqua (sempre su terriccio asciutto) tutto l’anno e concime liquido per piante verdi una volta al mese da marzo a settembre. Si rinvasa ogni 3 anni, in una misura in più, con 2 cm di argilla espansa sul fondo e buon terriccio per piante verdi.

Dicondra argentata, trendy

Una pianta di gran moda: la Dichondra argentea ‘Silver Falls’, originaria dell’America Centrale, porta lunghi (anche 3 m se coltivata in esterni) fusti erbacei ricadenti di colore verde chiaro ricoperti di peluria argentata e di piccole foglie tondeggianti di color verde argento, donde il nome della varietà; i fiorellini verdi estivi invece sono insignificanti.

Resiste fino a 2-3 °C: anche per lei vale la possibilità, in Val Padana, di tenerla appesa sul balcone se è coperto e soleggiato anche d’inverno. Altrimenti sta benissimo in casa, dove non teme il riscaldamento, né i raggi solari. Si bagna solo quando è completamente asciutta: non ha paura della siccità, ma dei ristagni idrici, contro i quali serve un buon drenaggio di 2 cm di argilla espansa sul fondo della ciotola. Il rinvaso (ottimo il basket) si effettua ogni 3 anni, con un buon terriccio per piante verdi. Per incentivare la crescita dei rami è utile un concime liquido per piante verdi, da fornire una volta al mese da marzo a settembre.

Pianta corallo, con le bacche

È detta anche “pianta corallo”, sebbene nertera (Nertera granadensis) non sia poi così difficile da ricordare. Corallo perché i sottili e lunghi (fino a 40 cm) fusti si coprono da settembre in poi di piccoli (0,8 cm di diametro) frutti rotondi e arancioni. Ideale per spazi ridotti e per dare allegria agli ambienti, può vivere anche una decina d’anni senza neanche raddoppiare le misure. Unico neo: le bacche sono tossiche, causa di sintomi gastrointestinali; un motivo in più per appenderla fuori portata di bambini e animali domestici.

Teme temperature inferiori a 8 °C: sta bene in casa d’inverno, meglio in una stanza fresca (15-18 °C, a temperature superiori vaporizzate giornalmente il cuscinetto, ma sappiate che non rifiorirà e non avrete le bacche), luminosa ma lontano dai raggi solari. Annaffiatela con parsimonia e concimatela da aprile a settembre ogni 15 giorni con un fertilizzante liquido per piante da fiore. Quando la rinvasate, ogni 2 anni, mettete 2 cm di argilla espansa sul fondo del basket e colmate con un buon terriccio per piante da fiore.

Si chiama potos

Lo scrivono “pothos” e lo pronunciano “fotos”, o addirittura pensano che “Pothos” sia il nome scientifico. Facciamo chiarezza: lo Scindapsus aureus – questo il suo nome latino – in italiano si dice e si scrive “potos”. Pianta ubiqua e inossidabile, è vivamente raccomandata per situazioni-limite: stanze senza finestre, studi medici, uffici torridi, principianti smemorati o pasticcioni. Si fa prima a elencare i suoi pochi punti deboli: il freddo (sotto 8 °C annerisce) e il sole diretto (le foglie si bruciano). Vive per decenni, arrampicato all’insù su un tutore muschiato, o pendente anche per 4-5 m, tanto da poter essere attaccato con le graffe da quadri alle pareti domestiche. La sua bellezza sono le foglie cuoriformi verdi e gialle o verdi e bianche nelle varietà (verdi e argento in Scindapsus pictus).

Si annaffia su terriccio asciutto, si concima con un prodotto liquido per piante verdi fra marzo e settembre, si rinvasa ogni 2-3 anni con 2 cm di argilla espansa sul fondo e un buon terriccio per piante verdi.

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